E' virtù d'arte in questo pittore riuscire
a dare alla folla identità di persona singola, noi stessi. Gli occhi,
sbarrati in una luce tra angelo e demonio, sono le veglie sotterranee dell'uomo
di oggi. Carlo Roselli dichiara questa sua capacità di liricizzare
il realistico ansare del giorno dopo giorno in un suo capovolgimento: giocare
e divertirsi, offrirsi. Egli sigla questa sua drammatica consapevolezza
del tipo di allegria che viviamo. Il suo "segno" è il cerchio, adattato
alla curvatura delle figure e delle cose con un rigore architettonico,
sempre tra divertimento ed allarme. Tutto gira nello sferico: la scollatura
delle sue caratterizzate carnalità femminili, le paIle del biliardo,
la pista del circo, le curvature delle vetrate, persino le stesse spalliere
delIe sedie, i cavalli visti nell'ingroppatura. i quartieri urbani che
quasi si inchinano in un epicentro cerchiante. Persino nei colori dominano
i rosso-neri-gialli che tendono a chiudersi. Il cerchio diventa l'infinito
nostro spazio chiuso, entro cui convivere per vivere.
Giuseppe Selvaggi